
Virgilio, Eneide, libro II, 201-227
Laocoon, ductus Neptuno sorte sacerdos,
sollemnis taurum ingentem mactabat ad aras.
Ecce autem gemini a Tenedo tranquilla per alta —
HORRESCO REFERENS — immensis orbibus angues
incumbunt pelago, pariterque ad litora tendunt;
pectora quorum inter fluctus arrecta iubaeque
sanguineae superant undas; pars cetera pontum
pone legit, sinuatque immensa volumine terga.
Fit sonitus spumante salo; iamque arva tenebant,
ardentisque oculos suffecti sanguine et igni,
sibila lambebant linguis vibrantibus ora.
Diffugimus visu exsangues: illi agmine certo
Laocoonta petunt; et primum parva duorum
corpora natorum serpens amplexus uterque
implicat, et miseros morsu depascitur artus;
post ipsum auxilio subeuntem ac tela ferentem
corripiunt, spirisque ligant ingentibus; et iam
bis medium amplexi, bis collo squamea circum
terga dati, superant capite et cervicibus altis.
Ille simul manibus tendit divellere nodos,
perfusus sanie vittas atroque veneno,
clamores simul horrendos ad sidera tollit:
quales mugitus, fugit cum saucius aram
taurus, et incertam excussit cervice securim.
At gemini lapsu delubra ad summa dracones
effugiunt saevaeque petunt Tritonidis arcem,
sub pedibusque deae clipeique sub orbe teguntur.
Laocoonte, estratto a sorte come sacerdote per Nettuno, presso i solenni altari uccideva un enorme toro. Ma ecco da Tenedo serpenti gemelli per l'alto mare tranquillo (inorridisco raccontandolo) con immensi giri incombono sul mare ed insieme si dirigono ai lidi; ma i loro petti eretti fra i flutti, le creste sanguinee superano i flutti, l'altra parte raccoglie dietro ed incurva i dorsi immensi con una spira. C'è un fragore dal mare spumeggiante; ed ormai tenevano i campi, iniettati negli ardenti occhi di sangue e di fuoco lambivano le sibilanti bocche con le lingue vibranti. Scappiamo pallidi alla vista. Quelli con percorso sicuro vanno verso Laocoonte; ed anzitutto entrambi i serpenti,attorcigliati i piccoli corpi dei due figli li avvolgono e divorano col morso le misere membra. Dopo aggrediscono egli stesso mentre sta portando aiuto e gettando dei dardi e lo legano con le loro grandi spire; e già due volte stretto nel mezzo, e circondato due volte il collo lo superano col capo e con gli alti colli. Quello contemporaneamente cerca di aprire i nodi con le mani, riempito nelle sacre bende di bava e di nero veleno e lancia terribili urli verso il cielo: come i muggiti quando il toro ferito fugge dall'altare e ha scrollato via la scure piantata male dal collo. I due draghi strisciando fuggono verso gli alti templi, e si dirigono verso la rocca della crudele Tridonide e si nascondono sotto i piedi della dea e sotto il cerchio dello scudo.
Con questo famoso brano dell'Eneide introduco il mio blog ed i miei successivi post.
Quello che colpisce di questo episodio epico non è tanto l'incapacità dell'uomo ad opporsi al volere del fato, bensì che Laocoonte, anche sapendo che non può nulla contro le creature marine, si getta letteralmente alla morte colto da un furor degno di memoria. Con questo non voglio fare un analisi del brano (anche perchè non ne sono abilitato), bensì vorrei comunicare che nessuno deve rimanere indifferenti agli avvenimenti che ci circondano, che sia un evento politico, un fatto di cronaca o anche solo semplicemente un uscita di un film o di un libro, qualsiasi cosa che accade nel mondo merita considerazioni e analisi. Fermarsi alla superficialità uccide la vita stessa, che va vissuta dal profondo di ogni avvenimento.
Chiudendo vorrei rassicurare tutti con una frase che ricorda in breve la filosofia Hegeliana, ovvero che tutto ciò che accade, accade perchè deve accadere, è sempre accaduto così e sempre accadrà nello stesso modo.
IN GOOD WE TRUST
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